Archivio degli autori Roberto La Rocca

Oggi l’eiaculazione precoce si può curare

L’eiaculazione precoce è la disfunzione sessuale maschile più diffusa, che affligge il 21-33% degli uomini.

Oggi questo frequente disturbo si può curare. E’ arrivata al Dapoxetina.

La dapoxetina agisce in modo molto simile agli antidepressivi che aumentano la disponibilità della serotonina nel cervello, ma a differenza di questi, viene assunta solo 1-3 ore prima del presunto rapporto sessuale (il che rende la dapoxetina un farmaco “on-demand”) ed è disponibile all’organismo in tempi brevissimi.
Inoltre, la dapoxetina sembra avere pochissimi effetti collaterali, e diversamente dagli antidepressivi non inibisce il desiderio sessuale.

“Finalmente ci sarà la possibilità di curare l’eiaculazione precoce con un farmaco specifico per tale patologia – afferma il Prof. Vincenzo Mirone, Membro del Board Europeo per lo studio della dapoxetina – e soprattutto sarà possibile l’utilizzo al bisogno”.

La ricerca ha coinvolto 2614 pazienti divisi in tre gruppi di sperimentazione: ad 870 di questi è stato somministrato un placebo, a 874 sono stati dati 30 mg di dapoxetina e ai restanti 870 ne sono stati dati 60 mg.

Dopo 12 settimane la durata dell’amplesso era aumentata da meno di 1 minuto a 1 minuto e 45 secondi nei pazienti del gruppo placebo, a 2 minuti e 47 secondi nel gruppo 30 mg e a 3 minuti e 19 secondi nell’ultimo gruppo.

La dapoxetina ha anche migliorato la percezione del controllo dell’eiaculazione, la soddisfazione raggiunta e ha dato l’impressione di un cambiamento generale.
Anche i partner hanno beneficiato di una maggiore soddisfazione durante l’amplesso.

Eiaculazione precoce terapie

L’Urologia è, tra le discipline medico-chirurgiche, una di quelle piu’ al passo con lo sviluppo tecnologico e farmacologico. Con questo inserto vogliamo indagare le possibilità terapeutiche oggi disponibili per curare l’Eiaculazione precoce, un disturbo della sessualità che coinvolge un uomo su cinque e che oggi, finalmente, si puo’ curare.

Eiaculazione precoce CaravaggioL’EIACULAZIONE PRECOCE: DAVIDE CONTRO GOLIA

Dapoxetina
La dapoxetina è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (SSRI) entro lo spazio sinaptico cerebrale, che ha dimostrato attività nel ritardare l’orgasmo nel paziente affetto da eiaculazione precoce (EP). È l’unico farmaco finora ufficialmente approvato dall’EMEA per il trattamento di questo disturbo. Rispetto agli altri SSRI, ha una durata d’azione più breve, un’eliminazione più veloce e pertanto gli effetti collaterali sono più scarsi. Può essere assunta in età compresa tra i 18 e i 64 anni e non sono state finora segnalate interferenze con gli inibitori PDE5 (sildenafil, tadalafil, vardenafil). È stata messa in commercio dal luglio 2009 e presenta un ottimo profilo di sicurezza ed efficacia.

Lidocaina+prilocaina
La combinazione eutettica di Lidocaina e Prilocaina (TEMPE [ anche conosciuta come PSD502 ] , Plethora Solutions Plc, Londra) è una formulazione spray specificamente ideata per la terapia dell’ Eiaculazione precoce (EP).
Tale preparato appartiene ai presidi medici ad uso topico utilizzati nella terapia dell’EP ed ha lo stesso meccanismo di azione del già conosciuto EMLA.
Rispetto alle terapie sistemiche per la EP, gli approcci topici offrono il vantaggio di essere applicati solo sulle parti interessate riducendo al minimo i possibili effetti sistemici. Tuttavia l’utilizzo di tali farmaci può essere difficoltoso, poiché interferiscono con la spontaneità, e possono causare diminuzione della sensibilità. Possono richiedere un periodo di tempo più o meno lungo tra l’applicazione e l’effetto o rendere obbligatorio l’utilizzo del condom per evitare il contatto con i genitali della partner.

Tramadolo
Il Tramadolo è un potente analgesico oppioide sintetico con attività a livello del SNC che è anche in grado di ritardare l’eiaculazione. Il Tramadolo è somministrato per via orale, viene rapidamente assorbito e raggiunge un picco di concentrazione entro 1.6-1.9 ore. Questo farmaco rappresenta un trattamento efficace in pazienti con EP con pochi effetti collaterali a breve termine. Tuttavia va notato che non vi sono dati riguardanti gli effetti dell’utilizzo a lungo termine. Restano inoltre alcune preoccupazioni riguardo le potenzialità di abuso o di dipendenza inerenti questo farmaco.

Le cellule staminali per guarire la sterilità maschile?

La sterilità maschile causata da insufficienza di produzione di spermatozoi potrebbe essere dovuta all’esistenza di un numero troppo flebile di cellule staminali nei testicoli del soggetto, ma anche ad un blocco del processo di formazione degli spermatozoi.

Ci sono delle varianti in queste patologie: è il caso, per esempio, in cui esistono nel testicolo solo cellule di supporto (chiamate cellule di Sertoli), in cui è possibile che sussistano casi isolati di produzione di spermatozoi. E’ questo il caso in cui, grazie ad una biopsia chirurgica del testicolo, con delle micro-iniezioni si fecondano gli ovociti.

Esiste anche una sterilità maschile che viene chiamata secondaria, indotta da un trattamento tossico a cui il soggetto è stato sottoposto, per esempio, per una patologia cancerogena. Si considera che, in futuro, un uomo su dieci in età procreativa potrà essere sopravvissuto ad un cancro, e questo implica che oggi si debba considerare la sua futura fertilità.

Nel 1994 sono stati pubblicati i lavori di R.L.Brinster che mostravano come una produzione di spermatozoi puo’ essere iniziata, su dei topi resi sterili, dopo un trapianto di cellule staminali spermatozoiche prelevate da altri topi.

Se un numero di cellule sufficienti è iniettato nel testicolo, l’innesto puo’ permettere al topo innestato di procreare con le caratteristiche del topo donatore. L’efficacia e l’innocuità degli innesti sugli animali, sono collegati a recenti progressi: prima di tutto l’identificazione di cellule staminali nell’ambito complessivo delle cellule testicolari; nonchè lo sviluppo di sistemi di coltura cellulare che assicurano l’auto-rinnovamento e la proliferazione di cellule staminali in laboratorio; e infine la messa a punto di un protocollo di congelamento di queste cellule.
Il procedimento è rassicurante perchè nessuna anomalia di sviluppo o modificazione genetica è stata rilevata su due generazioni dei topi utilizzati.

Questi esperimenti sono stati praticati anche su altre specie di mammiferi (capre, maiali, bovini) e stanno per essere fatti sulla scimmia macaco rhesus.

Nell’uomo dovrebbe essere possibile conservare le cellule staminali di giovani ragazzi non ancora in pubertà, prima di sottometterli a trattamenti che potrebbero renderli sterili.
Ma dovrebbe essere anche possibile arricchire il testicolo di un uomo infertile moltiplicando in laboratorio le proprie cellule staminali spermatozoiche prima di innestargliele nel testicolo per ripopolare lo stesso. C’e’ ancora da fare, e alcune équipe hanno pensato di conservare la polpa testicolare di questi giovani ragazzi per riattivare un domani la loro fertilita’.

Il mirtillo rosso contro la cistite

L’utilizzo del mirtillo nelle infezioni delle vie urinarie, è stato ultimamente rivalutato, da una analisi effettuata su 24 importanti studi riguardanti l’utilizzo di questo nutraceutico.

I mirtilli contengono particolari polisaccaridi e composti flavonoidi, che impediscono ai batteri di aderire alle pareti della vescica prevenendo, in tal modo, le infezioni come le cistiti.

Nei diversi studi, i partecipanti avevano ricevuto: succhi, compresse o capsule di mirtillo mentre i partecipanti nei gruppi di controllo: sostanze placebo, acqua, metenamina, antibiotici, lactobacilli oppure nulla.
I risultati dell’analisi sembrano dirci che il mirtillo sia in parte privo delle proprietà decantate. Alcuni studi che erano a favore dell’utilizzo del mirtillo, avevano ottenuto i risultati somministrando ai pazienti quantità di nutraceutici che sono facilmente ottenibili anche bevendo due bicchieri al giorno di succo di mirtillo per lunghi periodi. Per tale motivo, i preparati al mirtillo non hanno una indicazione particolare nella prevenzione di una infezione delle vie genito-urinarie, come la cistite.

Fonte: http://onlinelibrary.wiley.com

Nuove frontiere nella cura del Cancro della vescica

Una recente pubblicazione proveniente da ricerche condotte dalle’Università della Virginia di Charlottesville e dall’Università del Colorado in Aurora, sembra suggerire che le terapie con anti-androgeni, tipicamente utilizzate nel tumore della prostata, potrebbero riuscire a controllare anche i tumori della vescica.

Il testosterone, che è un androgeno, fa esprimere una glicoproteina, detta CD24, che nei tuomori prostatici indica una prognosi peggiore.

Le due università americane hanno dimostrato che in topi, non capaci di produrre questa glicoproteina, si aveva una minore incidenza dei tumori alla vescica, e che qualora avessero sviluppato un tumore, vi erano meno metastasi.

I ricercatori hanno valutato anche tumori vescicali umani appurando che, in presenza di alti livelli di CD24, nell’uomo vi è una probabilità di recidiva del tumore più alta.
Si è dimostrato infine che i livelli di CD24 sono a loro volta direttamente correlati a quelli del testosterone; è per tale motivo che gli autori dello studio ipotizzano che se si diminuisce il tasso ematico del testosterone e degli androgeni, in pazienti in cura per il tumore vescicale, si può ottenere un risultato migliore sia nel ridurre la possibilità della recidiva sia nella riduzione delle metastasi.

Fonte: http://www.pnas.org/

Urologia Futura, le nuove molecole

L’Urologia è tra le scienze medico-chirurgiche che crescono maggiormente ogni anno. Sintetizziamo qui tutte le nuove molecole che potrebbero far parte del futuro prossimo dell’ Urologia.

Antagonisti GnRH

Il trattamento dell’IPB con ormoni, come gli agonisti o antagonisti dell’LHRH, ha sempre presentato il problema degli effetti collaterali, spesso inaccettabili per il paziente, quali calo della libido, vampate di calore, disfunzione erettile, oltre ad una sensibile riduzione della densità minerale ossea. L’impiego dei farmaci antagonisti dell’LHRH, impiegati con schemi a basso dosaggio, nella terapia della IBP è stato già da alcuni anni sostenuto.
Delle varie molecole disponibili quella che è stata maggiormente valutata negli studi clinici è il cetrorelix per il quale sono stati accumulati negli anni dati piuttosto consistenti, in termini di efficacia e sicurezza.
I dati disponibili sembrano sostenere un effetto consistente sulla sintomatologia e sul volume prostatico, anche duraturo nel tempo.

NX-1207
NX-1207 rappresenta la prima molecola di una nuova categoria di farmaci molto promettente per il trattamento dell’IBP, attualmente in fase di sperimentazione clinica. La molecola rappresenta una nuova proteina terapeutica di composizione sintetica caratterizzata da spiccate proprietà pro-apoptotiche.
Il farmaco viene somministrato sotto guida ecografica transrettale mediante un’iniezione direttamente all’interno della zona transizionale della prostata.
L’iniezione intraprostatica di NX-1207 viene agevolmente condotta in regime ambulatoriale, senza necessità di anestesia e apposizione di catetere vescicale dopo l’intervento. Produce una riduzione significativa del volume prostatico, in presenza di minimi effetti collaterali riconducibili alla procedura di somministrazione transrettale.

PRX302
La PRX302 rappresenta una forma geneticamente modificata di proaerolisina. La molecola resta inattiva in assenza di PSA enzimaticamente attivo ma viene attivato una volta che entra in contatto con il PSA circolante grazie all’inibizione degli inibitori della proteasi serica. Dopo l’attivazione va incontro ad una oligomerizzazione spontanea e forma pori all’interno della membrana cellulare che inducono morte cellulare. Anche questo farmaco viene somministrato per via transrettale, sotto guida ecografica.
L’iniezione intraprostatica di PRX302 viene agevolmente condotta in regime ambulatoriale, senza necessità di anestesia e apposizione di catetere vescicale dopo l’intervento. Il 64/67% dei pazienti ha presentato una buona risposta terapeutica come testimoniato dalla riduzione del punteggio AUA-SI e dal miglioramento del flusso urinario. Ottimale è risultato il profilo di sicurezza.

Tossina botulinica

La tossina botulinica è stata recentemente studiata quale possibile terapia mini-invasiva, alternativa alla terapia medica, per il trattamento dei LUTS associati ad IBP, in pazienti che non rispondono alle terapie mediche convenzionali o rifiutano l’intervento chirurgico.
Recentemente sono stati pubblicati i dati di un ampio studio europeo sull’impiego della tossina botulinica in pazienti affetti da IBP. È stata dimostrato un minimo vantaggio solo per la dose da 200 U di tossina botulinica nei pazienti che erano stati trattati in precedenza con alfa-litico. Esiste una netta limitazione della efficacia del trattamento, per cui si dovrebbero attendere nuovi studi per ottenere una maggiore concretezza scientifica.

Inibitori della PDE5

L’indicazione all’impiego degli inibitori della PDE5, in particolare del tadalafil 5 mg, nella terapia dei LUTS associati a IBP, rappresenta una realtà clinica attuale. Cio’ che risulta piu’ interessante è che continuano ad arrivare in letteratura evidenze scientifiche che supportano questo tipo di approccio terapeutico. Questi farmaci sono in grado di migliorare in maniera significativa la sintomatologia del paziente, a prescindere dalla concomitante presenza di disfunzione erettile. In particolare, l’analisi approfondita dei dati dimostra che il paziente ideale affetto da LUTS/IBP per essere sottoposto a terapia con PDE5-Is è il paziente giovane, con basso BMI e sintomatologia moderata-severa.

DISFUNZIONE ERETTILE

Avanafil
Questa molecola è un inibitore PDE5 altamente specifico, è già stata approvata dalla FDA per il trattamento della DE. L’Avanafil viene somministrato per os.
Questo farmaco è in grado di avere un effetto dopo appena 15 minuti dall’assunzione, andando quindi a ridurre il periodo “finestra” che precede il rapporto sessuale, e che il paziente, spesso, si trova a dover gestire con gli altri PDE5i. Altro dato degno di nota è il valore del SEP3 (ovvero un rapporto completo portato a termine con successo) che mostra un 65% di risultati positivi. Infine, non può essere trascurato il profilo di sicurezza più che ottimale del farmaco, che lo rende scevro da effetti collaterali frequenti o molto gravi.

Udenafil
L’udenafil è un nuovo inibitore PDE5 altamente selettivo, che è stato recentemente sviluppato dall’azienda sud-coreana Dong-A Pharmaceutical Co., Ltd per il trattamento della DE. L’udenafil viene somministrato per os, e date le sue peculiari caratteristiche farmacocinetiche può essere utilizzato sia nel trattamento on demand sia in quello che prevede una mono-somministrazione quotidiana. L’azione del farmaco ha inizio dopo 15 minuti dalla assunzione e per tale motivo è il più “veloce” tra gli inibitori PDE5 oggi in commercio, ed inoltre mantiene comunque una emivita in grado di essere utile anche per una somministrazione continua. Purtroppo in Europa, e negli Stati Uniti, non è stato ancora approvato.

EIACULAZIONE PRECOCE

Dapoxetina
La dapoxetina è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (SSRI) entro lo spazio sinaptico cerebrale, che ha dimostrato attività nel ritardare l’orgasmo nel paziente affetto da eiaculazione precoce (EP). È l’unico farmaco finora ufficialmente approvato dall’EMEA per il trattamento di questo disturbo. Rispetto agli altri SSRI, ha una durata d’azione più breve, un’eliminazione più veloce e pertanto gli effetti collaterali sono più scarsi. Può essere assunta in età compresa tra i 18 e i 64 anni e non sono state finora segnalate interferenze con gli inibitori PDE5 (sildenafil, tadalafil, vardenafil). È stata messa in commercio dal luglio 2009.
Nell’ultimo anno, la Menarini ha riproposto questa molecola che, dato l’interessante profilo di sicurezza ed efficacia, di certo riuscirà ad avere un buon riscontro sul mercato.

Lidocaina+prilocaina
La combinazione eutettica di Lidocaina e Prilocaina (TEMPE [ anche conosciuta come PSD502 ], Plethora Solutions Plc, Londra) è una formulazione spray specificamente ideata per la terapia dell’ Eiaculazione precoce (EP).
Tale preparato appartiene ai presidi medici ad uso topico utilizzati nella terapia dell’EP ed ha lo stesso meccanismo di azione del già conosciuto EMLA.
Rispetto alle terapie sistemiche per la EP, gli approcci topici offrono il vantaggio di essere applicati solo sulle parti interessate riducendo al minimo i possibili effetti sistemici. Tuttavia l’utilizzo di tali farmaci può essere difficoltoso, poiché interferiscono con la spontaneità, e possono causare diminuzione della sensibilità. Possono richiedere un periodo di tempo più o meno lungo tra l’applicazione e l’effetto o rendere obbligatorio l’utilizzo del condom per evitare il contatto con i genitali della partner.

Tramadolo
Il Tramadolo è un potente analgesico oppioide sintetico con attività a livello del SNC che è anche in grado di ritardare l’eiaculazione. Il Tramadolo è somministrato per via orale, viene rapidamente assorbito e raggiunge un picco di concentrazione entro 1.6-1.9 ore. Questo farmaco rappresenta un trattamento efficace in pazienti con EP con pochi effetti collaterali a breve termine. Tuttavia va notato che non vi sono dati riguardanti gli effetti dell’utilizzo a lungo termine. Restano inoltre alcune preoccupazioni riguardo le potenzialità di abuso o di dipendenza inerenti questo farmaco.

INDURATIO PENIS PLASTICA

Collagenasi
La collagenasi, un enzima del batterio Clostridium histolyticum (Cch) è già attualmente approvata sia dalla FDA che dall’EMA per l’utilizzo in pazienti con malattia di Dupuytren. Tali pazienti vengono trattati con iniezioni di Cch a livello della lesione fibrotica dell ’aponeurosi del palmo della mano che riveste i tendini flessori delle dita. L’utilizzo di questo enzima nella malattia di La peyronie ( PD) non nasce da una ipotesi recente, ma è di recente applicazione. Secondo alcune ipotesi la PD potrebbe avere la stessa eziologia del morbo di Dupuytren, da cui il realativo utilizzo di questa molecola. Questo enzima è somministrato attraverso delle iniezioni intra-lesionali per un massimo di 4 cicli con un trattamento ogni 6 settimane.

VESCICA IPERATTIVA

β3-agonisti
La presenza di recettori adrenergici di tipo β all’interno del muscolo detrusore è stata evidenziata già da molti anni, Fra tutti i recettori quelli maggiormente coinvolti risultano essere i recettori di sottotipo β3, per cui negli ultimi anni sono state sviluppate numerose ricerche sull’efficacia clinica di alcuni farmaci β 3-agonisti nel trattamento della vescica iperattiva.
L’impiego dei farmaci agonisti del recettore β3 nel trattamento della vescica iperattiva sembra essere una opzione terapeutica molto promettente come alternativa ai farmaci antimuscarinici, considerati i risultati di diversi studi di sul mirabegron. Ulteriori recenti dimostrazioni scientifiche si sono aggiunte anche sull’efficacia e la sicurezza del solabegron. In virtù delle peculiari proprietà farmacocinetiche del mirabegron e della potenziale tossicità cardiovascolare, si considera necessario accumulare ulteriori dati di sicurezza, in particolare nelle categorie di pazienti più anziani (>65 anni).

Antimuscarinici
L’impiego dei farmaci ad azione antimuscarinica nel trattamento della vescica iperattiva rappresenta una realtà clinica terapeutica ormai già consolidata, con diversi farmaci (tolterodina, solifenacina, fesoterodina) già commercializzati e per i quali è stata dimostrata ampiamente sia l’efficacia che la sicurezza clinica.
Una delle più recenti pubblicazioni disponibili riguarda la fesoterodina, di cui è stata dimostrata la sicurezza e l’efficacia anche in sottogruppi di pazienti anziani,il che lo rende un farmaco estremamente utile e flessibile per ogni contesto clinico .
Un recente studio ha valutato l’efficacia di una terapia di combinazione tamsulosina associata a solifenacina. I risultati dello studio hanno confermato che la combinazione di tamsulosina e solifenacina non ha alcun effetto negativo sulla funzione vescicale in fase di svuotamento nei pazienti con ostruzione.

Miorilassanti periferici (tossina botulinica)
Nel gennaio 2013 l’FDA ha approvato l’impiego della tossina botulinica (onabotA) 100 U per il trattamento dell’incontinenza urinaria in pazienti con iperattività vescicale idiopatica e neurogenica. L’impiego della tossina botulinica trova particolare indicazione quando le terapie standard (terapie comportamentali, esercizi del piano perineale, farmacoterapia con antimuscarinici e anticolinergici) per il trattamento dell’incontinenza urinaria associata a iperattività vescicale non risultano efficaci. Sembra che l’azione primaria consiste nella riduzione del rilascio di acetilcolina da parte delle terminazioni nervose parasimpatiche a livello detrusoriale, determinando un rilasciamento muscolare.
Il più frequente effetto collaterale è rappresentato dall’infezione delle vie urinarie. In prospettiva sembra valida anche l’ipotesi clinica di impiego della tossina botulinica nelle sindromi da dolore vescicale cronico e cistite interstiziale.

CANCRO DELLA PROSTATA

Alpharadin
L’Alpharadin è l’isotopo del Radium-223 (223Ra; Alpharadina). Il 15 Maggio 2013 l’alpharadin ha ottenuto l’autorizzazione da parte della FDA alla commercializzazione per il trattamento del cancro della prostata resistente alla castrazione con metastasi ossee sintomatiche. È somministrato per via parenterale in monosomministrazione mensile per un periodo di 4/6 mesi.
Il 223Ra rappresenta un’opzione unica di trattamento nella sottopopolazione di pazienti CRPC con metastasi ossee. Questa proprietà consente di somministrare dosi consecutive in modo sicuro. Il 223Ra è al momento l’unico radiofarmaco ad avere un profilo di tossicità significativamente migliore in termini di mielosoppressione ed effetti collaterali gastrointestinali rispetto ad altri farmaci di classe.

SIPULEUCEL T
Il Sipuleucel-T è un vero e proprio vaccino contro il tumore della prostata approvato dalla FDA per il trattamento di uomini con CRPC metastatico (mCRPC) sintomatico o asintomatico. Sipuleucel-T stimola una risposta immunitaria contro la fosfatasi acida prostatica, un antigene espresso dalla maggior parte dei tumori della prostata. Il Sipuleucel-T è al momento la singola terapia antitumorale più costosa presente sul mercato (circa 94.000 dollari).
Sipuleucel-T apre una nuova era per il trattamento del cancro alla prostata. Tale farmaco ha prolungato la sopravvivenza dei pazienti con mCRPC asintomatico, tuttavia gli alti costi rappresentano un rilevante problema ai fini di una diffusione su larga scala.

Degarelix
Degarelix è un antagonista LHRH di terza generazione modificato sinteticamente al fine di ridurre l’attività che tali farmaci hanno sul rilascio di istamina. Al momento Degarelix è l’antagista LHRH che provoca il minor rilascio di istamina tra i farmaci della stessa classe. Inoltre, Degarelix ha un ottimo profilo di tollerabilità nei confronti dei più comuni effetti collaterali di classe ed anche rispetto agli agonisti LHRH.
Rispetto agli agonisti di LHRH, il trattamento con degarelix comporta un miglioramento del controllo del testosterone e del PSA, risultando in un prolungato ritardo della progressione del carcinoma della prostata.

Abiraterone
Abiraterone acetato è un inibitore selettivo della biosintesi degli androgeni che blocca irreversibilmente il citocromo CYP17, azzerando i livelli di androgeni circolanti, con attività antitumorale in pazienti naïve alla chemioterapia e pazienti trattati con carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione.
L’ Abiraterone ha mostrato una tendenza verso un miglioramento della sopravvivenza globale ed ha notevolmente ritardato il declino clinico-fisico del paziente e l’inizio della chemioterapia nei soggetti con cancro alla prostata metastatico resistente alla castrazione. In particolare Abiraterone è indicato nel trattamento di seconda linea del cancro della prostata resistente alla castrazione nei pazienti già precedentemente trattati con docetaxel, tuttavia non esistono al momento studi con un follow-up più lungo di 20 mesi. Viene commercializzato in Italia dal 5 Aprile 2013.

Enzalutamide
L’Enzalutamide, precedentemente conosciuta come MDV3100 è un antiandrogeno di seconda generazione con un a fortissima affinità al recettore per gli androgeni senza avere, come gli altri farmaci di classe, attività agonista a questo livello.
Enzalutamide è il farmaco di seconda linea con il miglior profilo di tollerabilità, i costi sono nella media tra i farmaci in grado di raggiungere simili risultati anche se non paragonabili al ciclo di terapia con il docetaxel. Oggetto di studio sono al momento soprattutto le possibili associazioni con farmaci che prevedono la medesima indicazione, prima di tutto l’abiraterone, i primi risultati sono promettenti.

La disfunzione erettile, campanello d’allarme della patologia cardiovascolare

Un deficit dell’erezione aumenta del 44% la possibilità di incorrere in una malattia cardiovascolare, del 62% il rischio di un infarto, del 39% quello di un ictus e del 25% di una possibile mortalità per problemi cardiaci.

Questi gli importanti numeri, definiti da un  recente studio, che ha avuto l’obiettivo di  trovare, in modo più attendibile e corretto, le eventuali relazioni e correlazioni tra un disturbo dell’erezione ed un possibile problema cardiovascolare. Il lavoro  in questione è una meta-analisi, che ha preso in considerazione quattordici ricerche distinte che hanno studiato questo tipo di problematiche cliniche.

Sono stati valutati complessivamente 92.757 uomini con disturbi dell’erezione e si è giunti alla conclusione che, in sintesi estrema un deficit dell’erezione, nella storia clinica di un uomo, si può considerare alla stessa stregua di un importante fattore di rischio predittivo a livello delle arterie coronarie, come l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigarette o la presenza di un importante aumento del colesterolo e dei trigliceridi nel sangue e quindi questo sintomo clinico deve essere tenuto sempre ben presente e mai sottovalutato.

L’idrogeno solforato come nuovo mediatore dell’erezione

I risultati sono estrapolati da uno studio condotto da un gruppo italiano di ricerca e pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale PNAS (rivista dell’Accademia Americana delle Scienze).

Lo studio è stato condotto per due anni presso i laboratori di ricerca del CIRMS, Centro Interdipartimentale per la Ricerca Preclinica e Clinica della Medicina Sessuale dell’Università Federico II di Napoli (Direttore Prof. Ciro Imbimbo), e che nasce dalla collaborazione fra il Dipartimento di Urologia, diretto dal prof. Vincenzo Mirone e dal Dipartimento di Farmacologia sperimentale diretto dal Prof. Giuseppe Cirino.

Negli studi è stato impiegato tessuto cavernoso umano ottenuto nel corso di interventi chirurgici di riattribuzione chirurgica di sesso nei pazienti transessuali maschio-femmina, per l’esecuzione dei quali il Dipartimento di Urologia diretto dal Prof. Mirone rappresenta un centro di riferimento europeo.

Già da molti anni, anche grazie alla collaborazione con il Prof. Louis Ignarro dell’Università di Los Angeles, e già premio Nobel per la medicina grazie alle sue importanti scoperte sull’ossido nitrico, il gruppo di ricerca del CIRMS, ha messo a punto un’importante metodica di analisi farmacologica che si basa appunto sull’impiego del tessuto cavernoso umano.

Gli studiosi hanno per la prima volta dimostrato la presenza nel corpo cavernoso umano di due enzimi, la cistationina-sintasi (Cbs) e la cistationina-liasi (Cse) che trasformano un comune aminoacido presente nelle cellule del corpo cavernoso in un mediatore gassoso il cui nome è H2S (idrogeno solforato).
Questo mediatore ha la capacità di dilatare le arterie del corpo cavernoso, producendo il rilasciamento della muscolatura liscia delle pareti dei vasi, funzionando da mediatore proerettogeno (stimolatore del meccanismo fisiologico dell’erezione).

A parte l’individuazione del meccanismo e dei suoi mediatori principali, la scoperta risulta di grande importanza perché ha consentito di scoprire un processo che controlla l’erezione totalmente alternativo a quello mediato dall’Ossido nitrico e che attualmente rappresenta quello meglio conosciuto nella pratica clinica e sul quale agiscono i farmaci orali attualmente disponibili in commercio per la cura della Disfunzione Erettile (Viagra, Cialis, Levitra).

Infatti va considerato che l’idrogeno solforato è in grado di stimolare il meccanismo erettile anche in assenza dell’endotelio (lo strato interno dei vasi), al contrario di quanto fanno i farmaci appena citati e che spesso hanno limitata efficacia nei pazienti che soffrono di malattie derivanti da disfunzione endoteliale (diabete mellito, sindrome metabolica ed altre).

Questa scoperta apre le porte ad uno scenario totalmente innovativo nel campo della ricerca farmacologica per la terapia dell’impotenza maschile, dal momento che si può ipotizzare nel prossimo futuro la produzione di farmaci in grado di agire su questo meccanismo molecolare. Infatti studi preliminari condotti sui ratti, basati sull’impiego di sostanze in grado di stimolare la produzione dell’idrogeno solforato, hanno fornito risultati incoraggianti; in questi primi esperimenti si è infatti osservato un netto incremento della pressione all’interno delle arterie cavernose e di conseguenza un’erezione.

“Quando l’amore non aspetta”: storie di uomini e passioni. Come ritrovare il controllo del piacere

Un libro, una raccolta di racconti di storia di vita reale, ma anche di approfondimenti medico-scientifici.

Questo è “Quando l’amore non aspetta”, il testo pubblicato a cura di Vincenzo Mirone, urologo, e Simona Izzo, scrittrice.

Un libro dedicato all’Eiaculazione Precoce e che costituisce la nuova iniziativa del progetto “Eiaculazione Precoce: vogliamo parlarne?”. Da sempre, nella propria carriera, Simona Izzo si è dedicata alle tematiche della vita di coppia e dei rapporti interpersonali e questa volta ha colto l’invito del Prof. Mirone a cimentarsi in un ambito non solo drammaturgico ma anche scientifico:
Si trattava di raccogliere i cocci di storie frantumate nell’angoscia e nell’imbarazzo di chi deve ingoiare la sua virilità fragile, diminuita, provvisoria. E così – scrive Izzo nella prefazione al testo – Vincenzo mi ha raccontato alcuni casi clinici che ho trasformato in storie. Il tessuto connettivo di questi racconti è quindi la realtà, e credo che ciò si evinca dalla semplicità e dalla possibilità di immedesimazione nelle storie dei nostri protagonisti. Gli ho posto poi delle domande perché il libro potesse contenere anche una parte dedicata all’approfondimento clinico. Quindi, una scrittrice e un medico collaborano per realizzare un testo che è per metà un trattato scientifico e per metà una raccolta di racconti”.

La seconda parte del testo è a cura di Vincenzo Mirone e, oltre a descrivere in modo dettagliato cosa sia l’Eiaculazione Precoce e quali siano le dimensioni del problema in Italia anche grazie all’aiuto di grafici intuitivi, presenta un “Test per sapere se è Eiaculazione Precoce” e un capitolo dedicato ad alcune domande con risposte brevi ma essenziali.

Il libro nasce quindi con l’intento di invogliare a comprendere l’Eiaculazione Precoce e lo fa utilizzando il registro della vita comune nella convinzione che questo possa servire a chi soffre di questo problema, a non sentirsi solo e a capire che rimedi ce ne sono, ma solo se ci si convince ad andare dal medico.