Archivio degli autori Roberto La Rocca

Prostatectomia non è sinonimo di “impotenza”

Operarsi alla prostata senza perdere la virilità.

E’ questa la preoccupazione dei circa quattordicimila uomini (tra i 45 e i 75 anni) che in Italia, ogni anno, subiscono una prostatectomia radicale, cioè l’asportazione completa della prostata, la più grande e comprensibile preoccupazione è quella di non perdere la propria virilità.

In moltissimi casi si tratta di una preoccupazione infondata. I chirurghi possono utilizzare una tecnica che permette di risparmiare, almeno in parte, i nervi coinvolti nell’erezione e dunque consente di riprendere, a seguito di un percorso di riabilitazione, una regolare attività sessuale.

Fortunatamente il numero di questi interventi conservativi è in costante crescita, mentre si abbassa l’età media dei pazienti che, con analisi di screening precoce, individuano il tumore della prostata quando ancora localizzato.

Un’erezione ha due anni di tempo per tornare dopo intervento ma vanno fatte delle cose.
Dopo l’intervento è necessario assumere i farmaci per agevolare la dilatazione dei vasi sanguigni e l’ossigenazione dei corpi cavernosi del pene.
Questi farmaci sono fondamentali, soprattutto se dati nel più breve tempo possibile, per consentire al paziente la ripresa di una vita sessuale attiva e soddisfacente. E, nella maggioranza dei casi, il loro aiuto resta indispensabile anche negli anni successivi.

In questo senso è una buona notizia l’inserimento di una nota pillola per la disfunzione erettile prodotta da un’azienda italiana in fascia A (con la nota 75).

Il farmaco è perciò rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale a tutti gli uomini con difficoltà erettili a seguito di un intervento di prostatectomia radicale con risparmio dei nervi.

Chirurgia robotica, Urologia della Federico II all’avanguardia

Con chirurgia robotica si definisce la pratica medica che permette ad un operatore di eseguire operazioni chirurgiche tramite un robot in grado di eseguire manovre comandate.

Il sistema computerizzato trasmette istantaneamente il movimento delle mani alle braccia robotiche alle quali vengono fissati i vari strumenti chirurgici sofisticati quali pinze, forbici e dissettori.

Un approccio tecnologicamente avanzato che porta innumerevoli benefici pre-intra-post operatori, sia per il paziente che dal punto di vista clinico.

Ogni anno, presso l’Urologia dell’AOU Federico II si eseguono oltre 200 interventi di chirurgia robotica per il trattamento delle neoplasie prostatiche e renali.

Ipertrofia prostatica e calcolosi, il laser migliore alleato dell’Urologo

I continui progressi dei laser chirurgici con fibre ottiche, uniti alla ormai ampia diffusione di strumenti endoscopici miniaturizzati capaci di penetrare dove una mano o un bisturi non potrebbero mai arrivare, fanno oggi della chirurgia laser il miglior alleato per l’urologo e per lo sviluppo dell’endourologia.

In special modo i laser a olmio e tullio, offrono performance elevate a fronte di minori problemi legati a possibili emorragie intraoperatorie e ridotti tempi di degenza, rendendo gli interventi endoscopici più sicuri e meno invasivi.

In particolare i Laser vengono impiegati per il trattamento dell’ipertrofia prostatica e della calcolosi.

Disfunzione erettile e Sindrome dolorosa pelvica. L’efficacia delle onde d’urto

Le onde d’urto sono nate in Urologia per il trattamento dei calcoli oltre 30 anni fa.
Da allora sono state sviluppate nuove tecnologie per il trattamento di diverse patologie quali l’induratio penis plastica, sindrome dolorosa pelvica crinica/prostatite e disfunzione erettile.

DISFUNZIONE ERETTILE
La disfunzione erettile (DE) è un disturbo sessuale che compare piuttosto frequentemente con l’avanzare dell’età. Negli uomini che ne sono colpiti si manifesta con una persistente incapacità di raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente nonostante l’eccitazione sessuale.
Nella maggior parte dei casi le cause sono di tipo organico, in particolare problemi vascolari. Nell’ambito della terapia della DE, si applicano onde d’urto a bassa intensità su varie zone di trattamento del pene e dell’area perineale.

>> Presso il nostro studio è disponibile una macchina personalizzata per questo tipo di trattamento di costruzione israeliana: MEDISPEC ED1000

INDURATIO PENIS PLASTICA
La Induratio Penis Plastica (IPP), detta anche malattia di La Peyronie o più semplicemente “curvatura peniena acquisita”, designa generalmente una malattia progressiva a carico del pene. La IPP si riscontra spesso nel momento in cui si tastano delle fibrosi dette placche.
Durante il decorso si instaurano poi dolori e una curvatura del pene eretto che rende più difficile, o addirittura impossibile, avere rapporti sessuali. In caso di IPP conclamata, i punti dolenti sul pene vengono trattati con onde d’urto extracorporee.

>> Presso il nostro studio è disponibile una macchina personalizzata per questo tipo di trattamento di costruzione tedesca: Duolith SD1”Ultra”

SINDROME DOLOROSA PELVICA CRONICA
La sindrome dolorosa pelvica cronica (dall’inglese »chronic pelvic pain syndrome«, CPPS) è caratterizzata dalla presenza di dolore nella zona delle pelvi. Un altro sintomo è rappresentato dai disturbi della minzione senza che sia riscontrabile un’infezione delle vie urinarie. Una parte dei pazienti, inoltre, soffre di disturbi della funzione sessuale. Per la CPPS le onde d’urto sono applicate nella zona perineale e il trattamento si focalizza sulla muscolatura del diaframma pelvico e sulla prostata.

>> Presso il nostro studio è disponibile una macchina personalizzata per questo tipo di trattamento di costruzione tedesca: Duolith SD1”Ultra” con sonda perineale. 

Premio San Gennaro 2019, insignito il Vincenzo Mirone

Il Prof. Vincenzo Mirone è tra i premiati della XIV edizione del Premio San Gennaro, organizzato  dal Comitato Diocesano San Gennaro, presieduto da Carminantonio Esposito.
Il riconoscimento viene assegnato a personalità che si sono particolarmente distinte in campo professionale, culturale, scientifico, sociale, onorando Napoli e la Campania in Italia.

Aquabeam, ablazione dell’adenoma prostatico con l’acqua

È arrivata anche in Europa una tecnica di ablazione dell’adenoma prostatico con l’acqua, la metodica si chiama “acquablazione”. Una tecnica che assicura la rimozione dell’adenoma prostatico in pochi minuti, infatti questa macchina è in grado di rimuovere fino a 5 grammi di prostata al minuto.

Il sistema AquaBeam è un sistema unico nel suo genere che permette un trattamento che utilizza acqua ed un braccio robotico per la rimozione del tessuto prostatico. Questo sistema combina la tecnologia robotica ad un guida ecografica per effettuare una precisa ablazione. In questo caso viene chiamata acquablazione in quanto è una modalità di resezione del tessuto con un getto d’acqua.

L’ablazione avviene sotto guida ecografica ed è possibile monitorarla in tempo reale, AquaBeam consente la pianificazione chirurgica e la mappatura della prostata consente una  resezione controllata e precisa della prostata con un flusso di soluzione salina ad alta velocità e pressione.

In termini di risultati funzionali l’acquablazione è molto simile alle metodiche fino ad oggi più utilizzate ma permette di abbattere nettamente i tempi d’intervento ed i rischi sulla continenza connessi.

A Vincenzo Mirone la Willy Gregoir Medal

Vincenzo Mirone, Ordinario di Urologia presso l’Università di Napoli Federico II, è stato insignito a Copenaghen nel 2018 della Willy Gregoir Medal, la più alta onorificenza europea conferita dalla Società Europea di Urologia ogni anno a chi si è distinto per il significativo contributo nello sviluppo della disciplina a livello internazionale.

La Willy Gregoir Medal è stata istituita nel 1988 ed è la prima volta che viene conferita ad un urologo in piena attività.
Tra i vincitori vi sono nomi illustrissimi di urologi inglesi, tedeschi, francesi, austriaci, spagnoli ed italiani.

Tookad, un fascio di luce per sconfiggere il cancro alla prostata

Il cancro alla prostata rappresenta il più comune tipo di cancro nella popolazione maschile.
Sempre nuove armi vengono date agli urologi per affrontare e debellare tale patologia. Ad oggi, i pazienti affetti da cancro alla prostata allo stadio iniziale si trovano a poter intraprendere due strade: la terapia radicale, con tutte le possibili complicanze sulla sfera sessuale e urinaria, oppure la sorveglianza attiva dove la malattia viene monitorata e trattata solo quando diventa più grave.

Ad oggi una nuova arma è arrivata sul mercato, chiamata Tookad. Brevettato in Israele, e oggi commercializzato in diversi paesi europei, è arrivato anche in Italia.
Il trattamento è rivolto soprattutto ai casi di cancro della prostata a basso rischio e rappresenta uno degli stadi più comuni tra i pazienti con diagnosi recente. Un’importante sfida nella gestione della malattia è evitare la progressione a un grado superiore, con rischio più elevato di metastasi e mortalità, preservando allo stesso tempo la qualità della vita dei pazienti (in particolare le funzioni urinarie ed erettili).

Si tratta di un trattamento a minima invasività basato sulla foto-attivazione: un laser non termico a bassa potenza provoca necrosi tumorali senza danneggiare il tessuto sano, andando ad occludere rapidamente i vasi sanguigni entro il raggio d’azione di 5mm delle fibre ottiche.

Come si interviene?
I pazienti ricevono una infusione endovenosa di Tookad, successivamente, delle fibre ottiche sottili vengono inserite nel tessuto canceroso e viene attivato una fascio di luce laser.
L’illuminazione attiva il farmaco che distrugge le cellule tumorali, senza danneggiare le cellule sane.
Il farmaco viene totalmente eliminato senza residui tossici, tre o quattro ore dopo il termine della la procedura che dura circa 90 minuti. Ha ridotto significativamente il riscontro bioptico di tumori di grado superiore, e di conseguenza, molti meno pazienti sono passati alla terapia radicale, specificamente chirurgia o radioterapia.

Rimozione della prostata, meglio il robot o l’intervento a “cielo aperto”?

La prostatectomia robotica è un’operazione chirurgica che consiste nella rimozione totale o parziale della prostata mediante l’uso di un robot. È uno degli interventi di chirurgia robotica più diffusi al mondo e viene eseguito prevalentemente nei casi di tumore alla prostata, di piccole dimensioni e senza metastasi.
Dal 2000 rappresenta una valida alternativa alla cosiddetta prostatectomia “a cielo aperto”, che prevede l’asportazione della ghiandola per via retropubica, cioè attraverso un taglio di 10-15 centimetri al di sotto dell’ombelico.

Dopo l’introduzione alla metà degli anni ’80 del PSA come test di screening, si è assistito ad un sostanziale aumento dell’incidenza di tumore della prostata. Parallelamente all’aumento dell’incidenza, si è, però, verificata una riduzione significativa del tasso di mortalità globale.
Tale riduzione è certamente il risultato finale dello straordinario affinamento delle tecniche chirurgiche, che oggi sono in grado di offrire ottimi risultati in termini di radicalità oncologica, di riduzione incisiva delle complicanze intra e perioperatorie e di un ottimale controllo della progressione di malattia, nei pazienti con neoplasie prostatiche diagnosticate in uno stadio precoce.
Inoltre, negli ultimi anni, con lo sviluppo delle tecniche di risparmio dei fasci vascolo-nervosi, si è ottenuta una netta riduzione dell’incidenza di complicanze post-operatorie, quali disfunzione erettile ed incontinenza urinaria, garantendo così al paziente, una qualità di vita più che soddisfacente.

Attualmente, possiamo senz’altro affermare che la prostatectomia radicale rappresenta un intervento ben codificato, efficace e relativamente poco rischioso e deve essere a ragione considerato come la metodica di riferimento per il trattamento dei tumori prostatici.

La prostatectomia robotica (Sistema Robotico DaVinci) ha decisamente migliorato questo tipo di intervento rendendo ancora più accurato ed efficace il trattamento chirurgico del tumore della prostata attraverso, tramite un approccio mininvasivo.

SCOPRI DI PIÙ

Il sistema robotico utilizza strumenti controllati dal chirurgo tramite una consolle; il dispositivo è composto da una telecamera ad alta-risoluzione e da strumenti microchirurgici.
Il computer presente nel robot rielabora i movimenti del chirurgo e li trasforma in “micromovimenti”, che vengono riportatati fedelmente dalle braccia meccaniche inserite nel paziente.

La prostatectomia radicale robotica è da considerarsi vantaggiosa rispetto alle tecniche chirurgiche tradizionali in quanto:

  • riduce significativamente i giorni di degenza in ospedale;
  • riduce il tempo di permanenza del catetere vescicale;
  • riduce fortemente il dolore post-operatorio