Archivio degli autori Roberto La Rocca

Rai 1 – Unomattina [2 novembre 2018]

Novembre, mese della prevenzione per il benessere maschile. Il Prof. Vincenzo Mirone spiega cosa fare per prevenire e affrontare al meglio le patologie legate alla prostata e, in generale, alla salute dell’uomo.

Rai 1 – Tg1 [2 ottobre 2018]

La prostata, prevenzione e cura non solo dei tumori, ma di tutte le malattie che riguardano gli uomini. Asportare la prostata vuol dire perdere la virilità? Cos’è la prostatite e come va curata? Come contrastare le infiammazioni “silenziose”? Questi alcuni degli interrogativi affrontati da Mirone.

Rai 1 – Unomattina [1 giugno 2018]

Sono 4 milioni gli italiani che soffrono di eiaculazione precoce, nell’80% dei casi si tratta di una patologia genetica. Vincenzo Mirone, presidente della Fondazione Pro e professore ordinario di Urologia presso l’Università Federico II di Napoli, ospite a Unomattina, spiega come affrontare al meglio il problema.

Disfunzione erettile, l’aiuto della terapia a onde d’urto

Uno studio condotto nel 2017 dalla Società Italiana di Andrologia ha dimostrato come le onde d’urto a bassa intensità sono efficaci in circa il 70% dei pazienti che presentano una sintomatologia lieve-moderata.

Queste sono state introdotte nella pratica clinica intorno agli anni Novanta per il trattamento dei calcoli renali.
Con il tempo il loro ambito di applicazione si è andato ampliando sempre di più, dal trattamento di patologie e stati infiammatori a carico di ossa e tessuti muscolo-articolari alla medicina rigenerativa, ovvero per la rigenerazione dei tessuti in caso di ferite e ulcere grazie allo stimolo sulla microcircolazione sanguigna e sulle cellule staminali.

Proprio l’azione sul microcircolo ha contribuito a rendere le onde d’urto a bassa intensità un’opzione per il trattamento della disfunzione erettile.

In particolare, le onde d’urto possono essere utili nei pazienti non rispondenti ai farmaci standard, nel ripristinare la risposta alla terapia farmacologica.
Non sono dunque il trattamento di prima scelta ma aiutano la risposta dei farmaci nei pazienti in cui questi non sono in prima battuta efficaci.

Tumore alla prostata, perché motivare il paziente

La strada per sconfiggere il carcinoma della prostata (la principale problematica oncologica maschile con circa 40 mila nuove diagnosi ogni anno nel nostro Paese, ed oltre 300mila pazienti che convivono con il tumore e che hanno affrontato un percorso di cura, dalla sorveglianza attiva all’utilizzo di farmaci, all’intervento chirurgico) passa anche dall’ascolto dei reali bisogni dei pazienti e dalla condivisione delle strategie terapeutiche.

Uno studio della Società Italiana di Urologia (SIU) ha messo in evidenza come l’87% dei pazienti e il 93% degli urologi ritiene indispensabile il coinvolgimento del malato in tutte le decisioni relative al percorso terapeutico.
Non a caso quasi il 90% di chi è in cura presso centri dove la multidisciplinarietà è reale è soddisfatto del rapporto con i medici (87%), delle informazioni ricevute (75%), delle visite effettuate (86%), delle cure somministrate (87%).

Questi dati confermano che il miglior approccio per la gestione dei pazienti con tumore alla prostata deve prevedere l’accesso a team multidisciplinari di cura e il cosiddetto “patient empowerment”, ovvero la legittimazione e responsabilizzazione del paziente, vera chiave di volta del successo della terapia.

Il paziente oncologico deve essere al centro del percorso terapeutico, partecipare alle decisioni in maniera consapevole e non essere mai posto nella difficile situazione di dover scegliere tra due alternative terapeutiche diverse per opinioni contrastanti dei singoli specialisti.

La condivisione di paure, speranze e pensieri con altri pazienti è poi un desiderio espresso dal 44% dei malati ed è molto importante soddisfarlo.

Il coinvolgimento del paziente urologico rimanda ad un altro problema più generale: la cura di sé e della propria salute da parte del maschio.
L’uomo non fa prevenzione: solo il 10- 20% degli uomini si è sottoposto nella vita ad una visita di prevenzione, contro oltre il 50-60% delle donne di pari età. Inoltre, 9 maschi su 10 si sottopongono a visita medica solo se affetti da patologie gravi e sono estremamente reticenti a parlare delle proprie problematiche con uno specialista. Eppure gli uomini si ammalano di più e spesso in maniera più grave rispetto alle proprie compagne.

Un’adeguata prevenzione, specie in ambito urologico, effettuata in età giovanile, adulta ed avanzata, riduce significativamente la frequenza delle patologie tumorali (della prostata, del rene, della vescica e del testicolo), consentendone inoltre una diagnosi precoce ed un tempestivo trattamento, e delle patologie benigne (calcolosi urinaria, iperplasia benigna della prostata e prostatiti, infertilità maschile e disfunzioni sessuali) che possono però determinare, se trascurate, una riduzione della qualità della vita ed un danno per la salute sessuale e riproduttiva.

Prostatite: cos’è, come curarla e come evitare che diventi un carcinoma

La prostatite è un’infezione della prostata e può essere sia acuta sia cronica.

Molto diffusa, la prostatite colpisce in particolare i giovani, uomini dai 20 ai 45 anni. L’origine delle prostatiti è da ricondursi a infezioni da agenti patogeni (batteri di provenienza intestinale, Chlamydia, Mycoplasma) o a comportamenti scorretti che fanno parte dello stile di vita dei pazienti.

Sintomi della prostatite acuta sono una temperatura superiore ai 38.5°C, brividi, spossatezza, stimolo imperioso, difficoltà sessuali, elevata frequenza delle minzioni con bruciore e difficoltà.
In questi casi la cosa fondamentale è impedire la trasformazione di una prostatite acuta in una cronica attraverso terapie antiinfiammatorie e la somministrazione di antibiotici.

La prostatite acuta può cronicizzarsi e questo accade, di solito, intorno ai 45-50 anni.

Ma come può essere diagnosticata clinicamente la presenza di un’infiammazione cronica della prostata?
Il primo indicatore è il peggioramento dei sintomi, in particolare di quelli legati al riempimento della vescica o irritativi: il paziente durante la notte avverte spesso il desiderio di urinare, costringendolo a frequenti risvegli (nicturia).
Il sonno non sarà più ristoratore ed il paziente (e la persona che divide con lui il letto) si alzerà, il mattino successivo, più stanco della sera prima. Anche durante la giornata si deve urinare molte volte (frequenza) e tale necessità è spesso avvertita come bisogno farlo in modo precipitoso (urgenza), tanto da limitare, a lungo andare, le sue frequentazioni solamente a luoghi che abbiano la disponibilità di un bagno.
Un segno obiettivo dell’infiammazione prostatica cronica è la presenza di calcificazioni a livello prostatico; presenza che il medico può facilmente rilevare con un’ecografia, esame di routine nella normale valutazione diagnostica dei pazienti con ipertrofia prostatica benigna.

Nei casi di cronicizzazione della prostatite c’è, inoltre, il rischio che essa possa trasformarsi in carcinoma.
Proprio per questo è fondamentale, a partire dai 45 – 50 anni, effettuare regolari controlli urologici.

Gli esami da fare, per un corretto screening del tumore alla prostata, sono tre:

  • l’esplorazione digito-rettale
  • l’ecografia transrettale della prostata
  • l’analisi del PSA (l’antigene prostatico specifico) un esame di laboratorio eseguito su un normale prelievo di sangue.

Con questi tre dati è possibile ottenere un quadro chiaro della condizione del paziente e intervenire con terapie adeguate.

Iperplasia prostatica benigna, attenzione all’infiammazione “silenziosa”

L’Iperplasia Prostatica Benigna (IPB) è la patologia urologica più frequentemente diagnosticata negli uomini a partite dai 50 anni e, secondo le stime della Società Italiana di Urologia, questa patologia nei prossimi dieci anni aumenterà di circa il 55%.

A cosa è dovuto questo aumento così marcato dell’incidenza di questa patologia?
Ad alcuni fattore “silenziosi”, come il diabete e l’infiammazione.

Infatti, in tre pazienti su quattro affetti da IPB è presente una infiammazione cronica che scatena i sintomi e favorisce la progressione della malattia. Proprio come quando ci punge un insetto, siamo aggrediti da un batterio o abbiamo una reazione allergica, anche la prostata quando è sotto attacco scatena un’infiammazione acuta come primo meccanismo di difesa contro presenze “estranee”.
Però, persistendo l’ambiente che la causa, l’infiammazione si cronicizza. La prostata, grazie alla numerosa presenza, al suo interno, di cellule che appartengono al sistema immunitario, quali soprattutto i linfociti T e B, viene riconosciuta come un organo immunocompetente e quindi qualsiasi danno, interno o esterno, provoca una reazione immunitaria, cioè una reazione infiammatoria di difesa.

Se in un primo momento tale reazione è di tipo acuto, persistendo il danno patogeno, essa diventa di tipo cronico.
Dunque non solo l’infiammazione è all’origine dell’Iperplasia Prostatica Benigna, ma, cronicizzandosi, condiziona pesantemente anche la progressione e l’efficacia delle terapie classiche. Secondo alcuni studi, l’infiammazione cronica della prostata, potrebbe aprire le porte ad un vero killer silenzioso, il tumore della prostata.

Proprio per questo è molto importante arginare la cronicizzazione di questi fenomeni e trattare i pazienti che chiedono aiuto allo specialista per disturbi infiammatori prostatici.