news > Nuove tecniche mininvasive in chirurgia urologica: il robot "da vinci"
L'utilizzo della tecnologia robotica rappresenta l'ultima frontiera dell'innovazione in chirurgia urologica. Negli ultimi anni questa moderna tecnica chirurgia ha avuto una notevole diffusione sia negli Stati Uniti che in Europa soprattutto per i promettenti risultati iniziali e per i potenziali vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale.
L'intervento chirurgico di rimozione completa della prostata, denominato "prostatectomia radicale" rappresenta una delle forme di terapia più utilizzate in tutto il mondo per il tumore della prostata.
Il Robot Da Vinci rappresenta la nuova frontiera della chirurgia per il tumore della prostata, in particolare quando la malattia è ancora limitata all'interno della ghiandola. L'intervento viene eseguito in anestesia generale attraverso 6 piccoli fori sull'addome che permettono il posizionamento di un'ottica telescopica e di 5 bracci operativi. Il chirurgo opera utilizzando una consolle o postazione di comando che si trova a circa 2-3 metri dal lettino operatorio. Da questa consolle il chirurgo utilizza l'ottica di cui sopra che permette un ingrandimento variabile da 10 a 30 volte e che garantisce una visione a tre dimensioni.
In altre parole l'ottica del robot consiste di apprezzare anche la profondità delle immagini, cosa che per esempio non succede quando si guarda un normale schermo televisivo.
La straordinaria visione anche dei più piccoli dettagli anatomici si associa ad una altrettanto straordinaria precisione tecnica degli strumenti operativi (forbici, pinze, port'aghi etc) utilizzati dal robot Da Vinci che permettono inoltre movimenti molto più precisi di quelli fattibili dal polso umano.
L'intervento robotico trova il candidato migliore nel paziente con una malattia prostatica non particolarmente estesa dove si possa pianificare un intervento cosidetto "nerve sparing", che mira al risparmio dei nervi che avvolgono la prostata e che sono responsabili della potenza sessuale e che compartecipano a mantenere anche la continenza urinaria.
Al termine dell'intervento il paziente rientra in camera con un catetere vescicale ed un piccolo tubo di drenaggio. Tipicamente il paziente lascia l'ospedale in seconda o terza giornata postoperatoria e torna in ambulatorio per rimuovere il catetere vescicale a distanza di 5-7 giorni dall'intervento.
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