news > La chirurgia "nerve sparing" nel cancro della prostata

Si stima che ogni anno vengono diagnosticati 200.000 nuovi casi di cancro della prostata solo negli Stati Uniti, e di questi, sempre una maggiore quota viene trattata mediante intervento chirurgico di prostatectomia radicale. In Italia, sulla base delle stime proposte dalla Società Italiana di Urologia, sono stati riscontrati 60.00 nuovi casi cancro della prostata con 11.000 morti per questa forma di tumore.
Una recente pubblicazione di un gruppo americano ha offerto una analisi epidemiologica particolarmente aggiornata e critica della prevalenza del cancro della prostata e soprattutto delle sue conseguenze cliniche. Secondo questo lavoro, in America ogni 6 maschi di età superiore ai 50 anni uno scopre di essere affetto da cancro della prostata; grazie ai notevoli progressi nel campo della terapia chirurgica e non, solo 1 maschio ogni 33 muore a causa di un cancro prostatico. Tutto ciò significa che le possibilità di cura sono molto alte e soprattutto che le forme osservate sono sempre più frequentemente allo stadio iniziale, pertanto suscettibili di trattamenti efficaci e risolutivi. Un contributo determinante ad un cambiamento così radicale nella storia naturale di questo tumore è sicuramente stato fornito dall'introduzione nella pratica clinica del dosaggio del PSA plasmatico.
Basta considerare che nel periodo compreso fra il 1973 ed il 1979, e poi nel periodo compreso fra il 1985 ed il 1989 la percentuale di forme localizzate suscettibili di un trattamento radicale era intorno al 73% dei cancri prostatici diagnosticati. Questa percentuale è cresciuta fino al 91% delle diagnosi nell'intervallo di anni compresi fra il 1995 ed il 2001. Inoltre negli stessi 3 intervalli di anni, la percentuale di pazienti che presentava una malattia metastatica è progressivamente scesa dal 20% al 5%. Infine va considerato che anche le percentuali di sopravvivenza globale hanno subito una modifica sostanziale, se si considera che nel 1973 solo il 63% dei pazienti con forme localizzate sopravviveva più di 5 anni mentre nel 2001 questa percentuale ha sfiorato il 100% dei pazienti con forme localizzate. Volendo commentare in maniera pratica e diretta i risultati di questo interessantissimo studio, negli ultimi 20 anni è cresciuto sensibilmente il numero di cancri della prostata diagnosticati in fase precoce suscettibili di trattamento radicale, in pazienti con meno di 65 anni. Ciò significa che i pazienti presentano delle spettanze di vita molto lunghe e bisogna necessariamente tenere in considerazione anche la qualità di vita che gli viene prospettata. Come ben noto, in caso di cancro della prostata le scelte terapeutiche da poter attuare sono svariate, e tutte in grado di garantire un elevato standard di efficacia. Di fatto l'intervento chirurgico di prostatectomia radicale rappresenta oggigiorno lo standard terapeutico in caso di cancro prostatico organo-confinato. Sebbene questa procedura chirurgica abbia raggiunto un ottimale livello di standardizzazione, e venga eseguita in numerosi centri specializzati in tutti i paesi del mondo con sequele minime, resta evidente una incidenza non trascurabile di effetti collaterali maggiori, quali l'incontinenza urinaria e la disfunzione erettile. Il lavoro pionieristico iniziato da Walsh e Donker ha consentito di incrementare notevolmente le conoscenze sull'anatomia delle strutture vascolo-nervose che giungono al pene e controllano il meccanismo dell'erezione.
Sulla base di queste conoscenze è stata codificata una innovativa procedura chirurgica di prostatectomia radicale nerve-sparing, necessaria per preservare queste strutture anatomiche e conservare la funzione erettile successiva all'intervento. Le conoscenze sulla neuroanatomia della prostata, ma anche di strutture complesse quali l'uretra e i corpi cavernosi, sono state ulteriormente approfondite in studi e analisi successive, consentendo l'introduzione di varianti mini-invasive di tecnica chirurgica mirate a ridurre la comparsa di effetti collaterali.

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