news > Il trattamento del cancro del rene
Il tumore del rene rappresenta il 2-3% di tutte le neoplasie maligne; colpisce più frequentemente gli uomini rispetto alle donne (rapporto M:F 1.5:1), con un picco di incidenza tra i 60 e i 70 anni. Si stima che in Italia, ogni anno si riscontrino 8.500 nuovi casi.
La diffusione e l'utilizzo di sempre più moderne tecniche di "imaging" nel campo della diagnosi ha determinato da un lato un aumento di incidenza di tumori renali (circa il 2% di casi in più ogni anno), e, dall'altro, ad un cambiamento della modalità di esordio di tale neoplasia. Infatti, oggigiorno sono sempre meno frequenti i tumori che vengono individuati in seguito alla comparsa di sintomi quali l'ematuria, il dolore al fianco o la presenza di una massa palpabile in addome, mentre sono più comuni quelli diagnosticati in modo "incidentale" e pertanto del tutto asintomatici.
Tale cambiamento della "storia naturale" del tumore del rene ha avuto notevoli ripercussioni anche sul suo trattamento: infatti, mentre per anni il "gold standard" è stato rappresentato dalla "nefrectomia radicale", intervento che consiste nell'asportazione del rene, del tessuto adiposo che lo circonda e dei linfonodi loco-regionali, oggi, poiché i tumori sono spesso "piccoli" e confinati al rene, esiste la possibilità di eseguire una terapia chirurgica "conservativa", definita come "nefrectomia parziale". Con questa modalità di intervento si procede alla asportazione del solo tumore risparmiando la restante parte sana del rene. Questo approccio chirurgico non può essere riservato a tutti i pazienti ma solo a quelli con tumori di dimensioni massime di 4 cm e localizzati al rene.
In caso di neoplasie voluminose, localmente avanzate e con aspetti di infiltrazione degli organi adiacenti la nefrectomia radicale, eseguita con tecnica a cielo aperto o in laparoscopia, rimane invece ancora oggi il trattamento più indicato.
Per quanto riguarda il trattamento medico, bisogna premettere che fino a qualche anno fa non esistevano farmaci in grado di dare risultati davvero significativi nelle metastasi da carcinoma renale e l'immunoterapia alla lunga non si è dimostrata efficace soprattutto in termini di sopravvivenza, obbiettivo primario nella cura dei tumori.
La ricerca, negli ultimi anni, ha subito un'accelerazione consistente: sono state identificate le vie di sviluppo dei tumori e le relative proteine implicate nella crescita del carcinoma renale e sono stati così messi a punto nuove terapie antineoplastiche cosiddette "targeted".
Tali terapie hanno mostrato una attività antitumorale nei confronti di svariate neoplasie e risultano, di solito, meglio tollerate della chemioterapia convenzionale, mostrando un'ottima efficacia nel prolungare la sopravvivenza nei pazienti con carcinoma renale metastatico, dopo intervento di chirurgia renale radicale.
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