infiammazione-prostataPROSTATITE

Si tratta di infezioni acute o croniche della prostata, ghiandola dell’apparato genitale maschile posta sotto la vescica ed attraversata dall’uretra, che possono manifestarsi con un esordio sia acuto che cronico.

La prostatite è una malattia estremamente frequente e colpisce, in particolare,  soggetti giovani, nella fascia di età compresa fra i 18 ed i 45 anni. L’origine delle prostatiti è da ricondursi ad infezioni da agenti patogeni (batteri di provenienza intestinale, Chlamydia, Mycoplasma) o a comportamenti scorretti che fanno parte dello stile di vita dei pazienti.

Una corretta alimentazione è fondamentale per la buona salute della prostata. Alcuni cibi (spezie, insaccati, birra, caffè, superalcolici) se assunti in quantità eccessive, possono determinare irritazione ed infiammazione, in grado di peggiorare la sintomatologia prostatitica. Inoltre, la scarsa idratazione ed una funzione intestinale irregolare consentono la sovrapposizione di fenomeni infettivi a partenza vescicale o intestinale. Spesso anche le abitudini sessuali possono essere responsabili di queste forme  aspecifiche. Un’attività sessuale irregolare e la pratica del coito interrotto, infatti, sono in grado di determinare fenomeni di congestione della ghiandola prostatica.  Allo stesso modo, uno stile di vita eccessivamente sedentario e l’uso continuativo delle due ruote possono provocare un’infiammazione prostatica.

SINTOMI

Prostatite acuta: 

  • Temperatura superiore ai 38.5°C, brividi, spossatezza.
  • Disuria (specie: elevata frequenza delle minzioni con bruciore e difficoltà)

Prostatite cronica: 

  • Dolori e senso di peso perineali
  • Talvolta elevata frequenza menzionale con bruciori
  • Talvolta dolore o senso di peso ai testicoli

DIAGNOSI

  • Esplorazione rettale
  • Esame obiettivo con particolare attenzione ai genitali esterni

Analisi complementari: 

  • Esame delle urine con eventuale antibiogramma
  • Spermiocoltura
  • Tampone uretrale con ricerca della Clamydia e del Mycoplasma

Gli esami colturali (esame colturale del secreto vaginale e tampone vaginale con ricerca di Chlamydia e Mycoplasma) vanno sempre eseguiti anche nella partner per escludere una patologia a trasmissione sessuale.

Indagini strumentali:

  • Ecografia prostatica transrettale (TRUS)

TRATTAMENTO

Antibioticoterapia sulla base del risultato dell’antibiogramma
Farmaci antinfiammatori al bisogno
Fitofarmaci (estratti naturali di Serenoa Repens®, etc.)

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IL CANCRO DELLA PROSTATA

cancro-prostatqIl cancro della prostata rappresenta il tumore più frequente nel maschio e la seconda causa di morte per neoplasia negli uomini, dopo il tumore del polmone. Si stima che in Europa ogni anno vengono diagnosticati all’incirca 2,6 milioni di nuovi casi di carcinoma della prostata. In Italia, in media, si registrano circa 40.000 nuovi casi l’anno, con circa 7.000 decessi. Il rischio di sviluppare un tumore della prostata aumenta con l’aumentare dell’età. Più dell’80% dei casi di neoplasia prostatica, infatti, sono diagnosticati in pazienti di età superiore ai 65 anni ed il 94% dei decessi si verifica nello stesso gruppo di età. Le cause specifiche del tumore prostatico sono sconosciute. Il rischio che un uomo sviluppi il tumore è correlato all’età, all’etnia, a fattori ereditari, alla dieta ed allo stile di vita.  Il più importante fattore di rischio è la familiarità: la presenza in un parente di I grado (padre, nonno, fratello) di cancro della prostata aumenta fino a 10 volte il rischio di sviluppare lo stesso tumore.

Come si manifesta

Nelle sue fasi iniziali, il tumore della prostata è totalmente asintomatico e non mostra alcun sintomo obiettivo che possa rappresentare un campanello d’allarme. Solo nei rarissimi casi in cui la diagnosi del tumore viene fatta in una fase molto avanzata, è possibile osservare alcuni sintomi specifici quali ostruzione al flusso urinario (a causa dell’invasione dell’uretra prostatica), sangue nello sperma o emospermia (a causa dell’invasione delle vescicole seminali) o dolori ossei dovuti alla presenza di metastasi ossee.

Come si diagnostica

La diagnosi di cancro della prostata richiede l’integrazione di tre elementi diagnostici:

  • Esplorazione digito-rettale (DRE)
  • Dosaggio del PSA nelle sue tre frazioni (totale, libero e rapporto libero/totale)
  • Ecografia prostatica transrettale (TRUS)

Tali elementi, combinati adeguatamente, pongono il sospetto clinico di neoplasia prostatica che dovrà essere però confermata tramite l’esecuzione di una biopsia prostatica transrettale o transperineale su guida ecografica.

Oltre questa triade oggi un utile strumento, da affiancare e mai sostituire ai precedenti, per la diagnosi precoce del cancro della prostata è rappresentato dal PCA3 (Prostate Cancer Gene–3). Il dosaggio del PCA3 rappresenta un nuovo test molecolare, basato sulla misurazione di un marker prodotto esclusivamente dalle cellule tumorali prostatiche e che viene valutato effettuando un comune esame delle urine, dopo aver sottoposto i pazienti ad un delicato massaggio prostatico. Rispetto al PSA, il valore del PCA3 presenta il vantaggio di non essere influenzato da fattori diversi dal tumore quali le infiammazioni della prostata, l’ipertrofia benigna e l’attività sessuale. Ad oggi, sulla base delle evidenze scientifiche, il dosaggio del PCA3 è consigliato solo ai pazienti che hanno effettuato una biopsia, risultata negativa, ma che presentano valori elevati di PSA, allo scopo di eseguire o meno una seconda biopsia.

Come si cura

Le terapie per il carcinoma della prostata sono molteplici e vanno sempre adattate in base alle caratteristiche del tumore e alle esigenze del paziente. In funzione dello stadio della malattia e l’età e lo stato di salute del paziente si può indicare uno dei seguenti trattamenti:

1. Intervento chirurgico di prostatectomia radicale

L’intervento chirurgico risulta indicato in tutti i casi di malattia localizzata, vista l’elevata percentuale di controllo della malattia a distanza in queste condizioni. Viceversa per i casi di malattia localmente avanzata e avanzata, la prostatectomia radicale si considera ingiustificata. In alcuni casi selezionati è possibile indicare una terapia ormonale neoadiuvante, nel tentativo di migliorare la sopravvivenza di questi soggetti e operare una “riduzione ormonale dello stadio”, rendendo la malattia limitata all’organo e perciò operabile dopo un primo ciclo di terapia di 1-3 mesi. Le più comuni complicanze dell’intervento chirurgico di prostatectomia radicale consistono nella disfunzione erettile e l’incontinenza urinaria.

Recentemente, è stato messo a punto un sistema robotizzato (Sistema Robotico DaVinci) che si prefigge come primo scopo proprio quello di rendere ancora più accurato ed efficace il trattamento chirurgico del tumore della prostata attraverso, tramite un approccio mininvasivo. Attualmente la prostatectomia radicale robotica rappresenta la terapia di scelta in caso di cancro della prostata localizzato.

2. Radioterapia esterna

La radioterapia a fasci esterni rappresenta la terapia di scelta nei casi di malattia localmente avanzata o avanzata e in caso di pazienti con elevato rischio anestesiologico pertanto non operabili. La sopravvivenza a distanza di 10 anni impiegando dosi standard è intorno al 15-30%. Gli insuccessi della radioterapia possono dipendere dal massa o volume iniziale del tumore o al possibile interessamento linfonodale al momento della terapia. Attualmente sono state introdotte modifiche tecniche alla radioterapia per migliorare il controllo locale della malattia, la sopravvivenza a lungo termine e ridurre l’incidenza degli effetti collaterali (disfunzione erettile, cistite e proctite attinica). È infatti possibile aumentare la dose ricevuta adattando la forma del raggio (radioterapia conformazionale) e somministrare dosi maggiori di radioterapia senza aumentare la tossicità per i tessuti normali circostanti.

3. Terapia ormonale

La terapia di deprivazione androgenica rappresenta il trattamento di scelta per i pazienti con malattia avanzata e molti pazienti con malattia localmente avanzata. Fino all’introduzione dei nuovi farmaci antiandrogeni, la terapia di scelta consisteva nella didimectomia bilaterale (castrazione chirurgica). Successivamente è stata introdotta una vasta gamma di farmaci a funzione antiandrogenica, che consentono una ottimale modulazione della terapia con elevate percentuali di successo nel controllo a lungo termine della malattia. Sono attualmente disponibili diversi modi per ottenere una deprivazione androgenica:

  • castrazione farmacologica (estrogeni, agonisti dell’LH-RH);
  • blocco androgenico delle cellule bersaglio: antiandrogeni puri, antiandrogeni steroidei;
  • blocco androgenico totale;
  • inibitori della 5-alfa-reduttasi

Esistono inoltre numerosi schemi di terapia, come il blocco androgenico totale, la terapia di deprivazione immediata o differita e la deprivazione intermittente.

4. Altre terapie

In caso di mancata risposta del tumore alla terapia ormonale, esistono farmaci di seconda linea (abiraterone, enzalutamide) e linee di chemioterapia che possono prolungare significativamente la sopravvivenza nei pazienti con Cancro della Prostata Resistente alla Castrazione.

GUIDA ALLA PREVENZIONE

Per seguire in modo completo le manovre preventive per la diagnosi precoce del cancro della prostata è opportuno effettuare, almeno una volta ogni 12 mesi, una visita urologica di controllo a partire dall’età di 50 anni. Nei soggetti a rischio (familiarità per cancro della prostata o esposizione ad agenti radioattivi) lo screening va iniziato più precocemente (45 anni) e ad intervalli più frequenti. Secondo quanto raccomandato dalla Società Italiana di Urologia, è’ opportuno inoltre eseguire, almeno una volta ogni 12 mesi, un dosaggio del PSA nelle sue tre frazioni (totale, libero e rapporto libero/totale) a partire dall’età di 50 anni.

Il Prof. Mirone è Presidente della Fondazione PROSUD Onlus, che si pone l’obiettivo di promuovere la prevenzione e la ricerca in campo oncologico, con particolare attenzione alle  regioni del Sud Italia.