Prostatite: cos’è, come curarla e come evitare che diventi un carcinoma

La prostatite è un’infezione della prostata e può essere sia acuta sia cronica. Molto diffusa, la prostatite colpisce in particolare i giovani, uomini dai 20 ai 45 anni. L’origine delle prostatiti è da ricondursi a infezioni da agenti patogeni (batteri di provenienza intestinale, Chlamydia, Mycoplasma) o a comportamenti scorretti che fanno parte dello stile di vita dei pazienti.
Sintomi della prostatite acuta sono una temperatura superiore ai 38.5°C, brividi, spossatezza, stimolo imperioso, difficoltà sessuali, elevata frequenza delle minzioni con bruciore e difficoltà.
In questi casi la cosa fondamentale è impedire la trasformazione di una prostatite acuta in una cronica attraverso terapie antiinfiammatorie e la somministrazione di antibiotici.

La prostatite acuta può cronicizzarsi e questo accade, di solito, intorno ai 45-50 anni. Ma come può essere diagnosticata clinicamente la presenza di un’infiammazione cronica della prostata? Il primo indicatore è il peggioramento dei sintomi, in particolare di quelli legati al riempimento della vescica o irritativi: il paziente durante la notte avverte spesso il desiderio di urinare, costringendolo a frequenti risvegli (nicturia). Il sonno non sarà più ristoratore ed il paziente (e la persona che divide con lui il letto) si alzerà, il mattino successivo, più stanco della sera prima. Anche durante la giornata si deve urinare molte volte (frequenza) e tale necessità è spesso avvertita come bisogno farlo in modo precipitoso (urgenza), tanto da limitare, a lungo andare, le sue frequentazioni solamente a luoghi che abbiano la disponibilità di un bagno. Un segno obiettivo dell’infiammazione prostatica cronica è la presenza di calcificazioni a livello prostatico; presenza che il medico può facilmente rilevare con un’ecografia, esame di routine nella normale valutazione diagnostica dei pazienti con ipertrofia prostatica benigna.

Nei casi di cronicizzazione della prostatite c’è, inoltre, il rischio che essa possa trasformarsi in carcinoma. Proprio per questo è fondamentale, a partire dai 45 – 50 anni, effettuare regolari controlli urologici. Gli esami da fare, per un corretto screening del tumore alla prostata, sono tre: l’esplorazione digito-rettale, l’ecografia transrettale della prostata e l’analisi del PSA (l’antigene prostatico specifico) un esame di laboratorio eseguito su un normale prelievo di sangue. Con questi tre dati è possibile ottenere un quadro chiaro della condizione del paziente e intervenire con terapie adeguate.