Prostatectomia non è sinonimo di “impotenza”

Operarsi alla prostata senza perdere la virilità. E’ questa la preoccupazione dei circa quattordicimila uomini (tra i 45 e i 75 anni) che in Italia, ogni anno, subiscono una prostatectomia radicale, cioè l’asportazione completa della prostata, la più grande e comprensibile preoccupazione è quella di non perdere la propria virilità. In moltissimi casi si tratta di una preoccupazione infondata. I chirurghi possono utilizzare una tecnica che permette di risparmiare, almeno in parte, i nervi coinvolti nell’erezione e dunque consente di riprendere, a seguito di un percorso di riabilitazione, una regolare attività sessuale.

Fortunatamente il numero di questi interventi conservativi è in costante crescita, mentre si abbassa l’età media dei pazienti che, con analisi di screening precoce, individuano il tumore della prostata quando ancora localizzato.

Un’erezione ha due anni di tempo per tornare dopo intervento ma vanno fatte delle cose. Dopo l’intervento è necessario assumere i farmaci per agevolare la dilatazione dei vasi sanguigni e l’ossigenazione dei corpi cavernosi del pene. Questi farmaci sono fondamentali, soprattutto se dati nel più breve tempo possibile, per consentire al paziente la ripresa di una vita sessuale attiva e soddisfacente. E, nella maggioranza dei casi, il loro aiuto resta indispensabile anche negli anni successivi.

In questo senso è una buona notizia l’inserimento di una nota pillola per la disfunzione erettile prodotta da un’azienda italiana in fascia A (con la nota 75). Il farmaco è perciò rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale a tutti gli uomini con difficoltà erettili a seguito di un intervento di prostatectomia radicale con risparmio dei nervi.