Riabilitazione sessuale dopo prostatectomia radicale

riabilitazioneLa disfunzione erettile rappresenta il principale problema funzionale successivo ad un intervento di prostatectomia radicale eseguito per il trattamento del cancro della prostata, con percentuali che possono arrivare fino al 90%, in base al grado di aggressività della neoplasia. Ad oggi ben pochi dubbi esistono sulla necessità di una riabilitazione sessuale del paziente sottoposto a prostatectomia. Un fattore determinante la buona ripresa è la tempistica in cui viene iniziato il trattamento riabilitativo. E’ infatti necessario iniziare il protocollo riabilitativo al più presto dopo l’intervento, in genere alla rimozione del catetere vescicale, e proseguire tale trattamento finché non si ottenga un soddisfacente recupero della funzione erettile. E’ bene tener conto che, perché si evidenzino i risultati attesi, talvolta è necessario attendere fino a 24 mesi dopo l’operazione. E’ indubbio che prima viene iniziato il trattamento, maggiormente precoci e lungimiranti possono essere le aspettative di recupero. E’ possibile stimare l’entità della disfunzione erettile in pazienti sottoposti a prostatectomia radicale analizzando diversi fattori di rischio dividendoli in:

  • fattori pre-intervento (funzione erettile pre-intervento, età del paziente, patologie concomitanti);
  • fattori intra-operatori (preservazione dei fasci vascolo-nervosi, esperienza dell’operatore, tecnica chirurgica adoperata);
  • fattori post-intervento (trattamento farmacologico al bisogno o riabilitativo).

Lo scopo fondamentale del trattamento riabilitativo della funzione sessuale del paziente sottoposto a prostatectomia radicale è quello di permettere una ripresa della funzione erettile adeguata al completamento di un rapporto sessuale soddisfacente e di impedire i processi di tipo fibrotico-involutivo che colpiscono precocemente il pene (azione antifibrotica). Normalmente, il protocollo di riabilitazione va effettuato mediante l’impiego della farmacoterapia intracavernosa con PGE1, che prevede l’iniezione di un farmaco con azione vasodilatatoria direttamente nei corpi cavernosi del pene, e solo dopo una prima fase di alcuni mesi di trattamento è lecito considerare la possibilità di impiegare farmaci orali inibitori della fosfodiesterasi 5 (Sildenafil – Viagra; Tadalafil – Cialis; Vardenafil – Levitra).

Tuttavia, in alcuni casi selezionati, in cui sia stato effettuato un intervento chirurgico con esteso risparmio dei nervi responsabili dell’erezione, e, soprattutto, esistano una serie di condizioni favorevoli precedenti l’intervento (giovane età del soggetto, normale funzione erettile preoperatoria, tumore poco aggressivo e poco esteso) si può prendere in considerazione fin dall’inizio un protocollo riabilitativo con i soli farmaci orali.

E’ fondamentale che l’urologo prima dell’intervento valuti la funzione erettile del paziente e lo informi sui rischi conseguenti l’operazione. Dopo la prostatectomia radicale, il paziente deve essere seguito in un centro di riferimento dove, contestualmente alla valutazione oncologica, venga iniziato, già alla rimozione del catetere vescicale, un protocollo di riabilitazione sessuale adeguato effettuato da un’equìpe specializzata.